Powered by Max Banner Ads 

 Powered by Max Banner Ads 

[Recensione] Stanton C.324

Author: admin  //  Category: Apparecchiature, Reviews


 Powered by Max Banner Ads 

Prima di cominciare mi preme e vorrei assolutamente ringraziare la Stanton, sia la sede Americana sia quello Europea. Per noi è a dir poco un onore vedere che una compagnia così rinomata abbia accettato e sia a dir poco entusiasta di collaborare con WebDeejay e Djmag.it.

Siamo dunque oggi lieti di portarvi la recensione scritta del Cd Player di punta di casa Stanton, il C.324. Questo lettore si pone come obbiettivo quello di conquistare la fascia medio-alta del mercato offrendo ottime prestazioni e funzionalità innovative ad un prezzo più che ragionevole. Riuscirà questo lettore a far dimenticare i suoi meno apprezzati predecessori? E soprattutto…passerà indenne alla scrupolosa “vivisezione” da parte del vostro Dj Altered Ego?…Continuate a leggere per scoprirlo.

Confezione e prime impressioni

Ormai lo sappiamo, aprire confezioni è una specie di rituale, un momento quasi intimo e perfetto che spesso ci ripaga dalla lunga “agonia” che ci accompagna fino all’arrivo del prodotto in questione. In questo senso la confezione della Stanton purtroppo ci delude; nessuna geometria intricata, nessun design accattivante, solo un semplice e monotono “mare” di blu spento spezzato unicamente da immagini laterali raffiguranti il C.324. L’interno della confezione non migliora di molto la situazione, ma d’altronde si sa…l’abito non fa il monaco e ciò che conta è che il packaging sia riuscito a proteggere adeguatamente il player dai mille pericoli che una spedizione internazionale comporta.

Una volta aperta, la confezione ci rivela il “dormiente” lettore. A primo sguardo il C.324 si dimostra essere davvero una gioia per gli occhi; grazie ad un ottima scelta di colori, uno strategico e ben pianificato posizionamento dei vari bottoni e faders ed infine grazie alle sue linee ed il suo design sinuoso, il player di casa Stanton riesce nell’impresa di uscire dal coro e di diversificarsi dalla marea di prodotti simili che oggigiorno inondano il mercato. L’intera unità è progettata e costruita con quella che sembra essere ottima e robusta plastica indurita, il quale riesce nell’intento di dare quel  giusto peso e protezione necessaria, ma allo stesso tempo permette a questo Cd player di mantenersi relativamente leggero, dunque donandogli il cruciale fattore “trasportabilità”. L’unico appunto che ci viene da fare è che probabilmente, se non verranno prestate le dovute attenzioni, la vernice ricoprente il C.324 potrebbe nel tempo rigarsi o comunque venire via; ma detto in tutta onestà, per questo fascia di prezzo, davvero non si può ottenere o chiedere di meglio. Dobbiamo definitivamente ringraziare la Stanton per aver donato a questo Cd player proporzioni larghe ed abbondanti, garantendoci dunque un maggiore spazio di manovra e di “respiro”; in un era in cui l’industria sembra sempre di più spostarsi sul concetto di “ piccolo = bello”, il fatto che il C.324 eviti di regalarci quella fastidiosa sensazione di “compresso” è davvero cosa a noi gradita.

Tutti i pulsanti sono stati concepiti con una plastica abbastanza leggera che potrebbe alla lontana dare un feeling di “spugnosità”, tuttavia è bene non essere frettolosi nel giungere a conclusioni e cadere nel solito stereotipo che  recita “bottoni di plastica = schifezza”. Una volta testati e messi alla prova, i pulsanti si rivelano infatti essere all’altezza dei compiti a loro assegnati, riassicurandoci una volta premuti con il consueto e fondamentale suono “click” e allo stesso tempo illuminandosi. Tutto questo “feedback” è per noi Dj ovviamente un qualcosa di positivo, e non lascia spazio ad incertezze o dubbi sul fatto che il pulsante sia stato effettivamente premuto o no. L’unica critica che ci viene spontanea fare, è che forse il C.324 si ritrova ad avere pulsanti con un escursione ed un “viaggio” abbastanza lungo, cosa che da un lato può essere positiva visto che ci salverà da eventuali errori causati da un eccessiva iper-sensitività dei bottoni, ma dall’altro lato di sicuro penalizzerà coloro che hanno bisogno di maggiore reattività e prontezza.

Inputs ed Outputs

Lo Stanton C.324 abbandona l’ormai anacronistico carrello carica Cd stile anni 2000 presente nei suoi predecessori e si presenta a noi con un molto più avanzato e moderno sistema di caricamento interno. Ovviamente non possiamo che rallegrarci di questo cambiamento visto che non dovremo più preoccuparci di urtare o danneggiare eventuali parti delicate ed esposte, durante i nostri convoluti ed accesi Dj sets. Una piccola lucina blu si illuminerà ogni qualvolta non sia stato inserito nessun Cd all’interno del Player, ed ovviamente si spegnerà immediatamente una volta che il nostro C.324 sarà stato metaforicamente “saziato”. Questa a primo avviso potrebbe passare come una feature di poco conto, ma di sicuro ci renderà la vita più semplice permettendoci di evitare eventuali imbarazzi ed arrabbiature che possono ostacolare il nostro percorso ogni qualvolta si provi ad inserire un Cd in un lettore già caricato.

Non troviamo molte sorprese o funzionalità “fantascientifiche” nel lato posteriore del lettore. Il C.324 si riserva dal voler strafare e svolge semplicemente le funzioni per la quale è stato progettato, offrendoci dunque un regolare output RCA, l’onnipresente e scontato pulsante On\Off, l’entrata AC In per il nostro power supply e per concludere in bellezza, un alquanto inusuale Digital out e l’entrata per il Fadert Start\Relay. Riteniamo che probabilmente non molti dei nostri lettori effettivamente utilizzeranno l’uscita digitale, ma in fin dei conti..è sempre una feature in più pronta ad essere utilizzata all’evenienza; al contrario, troviamo che l’aggiunta di una funzionalità come il Fader Start\Relay, può invece rivelarsi molto utile per creare interessanti routines o juggles.

Comandi di trasporto,formati audio supportati, navigazione e playback

Il C.324 supporta efficacemente piu o meno la maggior parte di tutti i principali formati audio possibili ed immaginabilei Non abbiamo infatti trovato nessuna difficoltà nell’utilizzo di normali Cd Audio, file compressi -e non- e Cd Data. Quello che tuttavia più ci preme di sottolineare è che il player di casa Stanton è totalmente tarato per usufruire a pieno del formato Mp3 in tutte le sue forme e qualità; premesso che il file in questione sia stato codificato in un bit rate almeno decente, il C.324 riuscirà tranquillamente a mantenere alta e fedele la qualità del suono anche durante operazioni di pitch-control o di aggiunta effetti. I tempi medi di caricamento, stando alla nostra esperienza, si aggirano attorno ai 5-7 secondi, un “tempo” abbastanza rispettabile a nostro avviso. Siamo anche felici di riportare che la lente di lettura interna sembra finalmente funzionare a dovere, abbiamo provato ad inserire un paio di vecchissimi Cd graffiati e rovinati -la quale altri Cd players erano stati troppo schizzinosi per accettare e riportare in vita- e il C.324 ha incredibilmente compiuto il miracolo e siamo ora qui ad ascoltarli piacevolmente mentre scriviamo. Un altro accorgimento inserito in questo lettore che ci preme di portare alla luce è che ogni Cd inserito non verrà “espulso” dal lettore durante l’esecuzione di tracce, ma potrà essere rimosso solamente a traccia in pausa o in fase di cueing. Riportando la mente al nostro famoso thread “Hall of Shame” presente nel forum, possiamo ben capire come la presenza del eject-lock sul C.324 di sicuro eviterà molti problemi e sudate fredde.

La navigazione attraverso tracce ed eventuali cartelle si dimostra essere veloce ed intuitiva. Per poter selezionare  la canzone da noi desiderata abbiamo a nostra disposizione I due pulsanti “Search” e, giusto poco più in basso, I due pulsanti “Seek” –i quali potranno essere utilizzati anche per “setacciare” le tracce frame per frame-. In caso tutto questo non vi basti, potremo alternativamente premere il pulsante “Browse” e saltare direttamente da traccia a traccia muovendo semplicemente la rotary di sinistra, una volta individuata la nostra “preda” ci basterà premere verso il basso tale rotary, e la canzone verrà caricata automaticamente. Per invece selezionare la cartella da noi desiderata, ci basterà premere il pulsante “Folders” e muovere la rotary presente alla destra dello schermo. I pulsanti “Play” e “Cue” lavorano ed agiscono nella maniera in cui uno si aspetta che essi funzionino in un Cd player, nulla da riportare dunque. A concludere questa sezione troviamo il pulsante “Continuos-Single”, il quale ci lascia decidere se vogliamo che le tracce presenti in un Cd suonino singolarmente o una dopo l’altra in sequenza, ed il pulsante “Repeat” il quale farà si che l’unità ripeti la traccia attuale–in single mode- o l’intero cd –in continuos mode-. Queste ultime due features si rivelano essere piuttosto utili in caso di Cd già mixati e per risolvere tutte quelle serate “minori” nella quale si preferisce semplicemente abbandonare i decks per un po’ di sano divertimento.

La Jog-Wheel

La prima cosa che non può non saltare all’occhio nel C.324, è ovviamente la Jog-Wheel centrale. Come già accennato in precedenza, con il continuo trend di “rimpicciolimento” dei lettori Cd, ed in un era dove spesso i controller midi sono totalmente sprovvisti di Jog, è davvero un piacere sia per gli occhi sia per le nostri mani poter usufruire ed avere a disposizione una cosi larga, spaziosa e confortabile Jog-Wheel. L’anello esterno è stato concepito in una plastica abbastanza leggera, mentre la parte centrale e superiore è invece stata ricoperta di quello che sembra essere uno strano miscuglio di plastica indurita e semi-metallo. Se utilizzata in modalità normale l’intera Jog-Wheel funzionerà come ogni altra Jog in un Cd player, ricoprendo dunque la classica funzione di pitch bending; dobbiamo avvisarvi che a primo impatto potreste rimanere abbastanza “spiazzati” visto che la Jog del C.324 richiede un notevole giro prima di cominciar a dare risultati in termini di pitch correction, ma una volta che ci saremo abituati di sicuro non faremo più caso a questo dettaglio.

Probabilmente la cosa che ci ha impressionato di più della jog-wheel centrale è il fatto che non sia pressure sensitive..ma touch sensitive; nessuna “spintarella” o pressione verso il basso necessaria per fermare una traccia, al minimo tocco -e quando diciamo “minimo” intendiamo davvero minimo- calerà il silenzio. Raramente abbiamo visto una jog così sensibile e quasi “inteliggente”, spesso ci è bastato far passare la nostra mano al di sopra di essa,senza nemmeno toccarla per fermare la traccia. Tuttavia la cosa che ci ha sorpreso di più è che questa Jog sembra capace di distinguere la presenza ed il tocco umano da quello di oggetti inanimati. Abbiamo provato a posizionare alcuni comuni oggetti come penne, telefonini, ed anche un fatidico bicchiere…ma nulla…la traccia continuava a suonare senza intoppo alcuno; appena la nostra mano si è avvicinata….avete capito. Come si traduce tutto questo in termini di performances? Prima di tutto ci protegge da eventuali “curiosoni” molesti sempre pronti a far cadere oggetti o a posizionare bicchieri proprio sulle nostre preziose Jogs -fermando il playback e facendoci fare una “poco piacevole” figura- ed ovviamente ci dimostra che fare scratching con questo lettore non è da considerarsi fantascienza visto che la “sensibilità”..c’è. Ovviamente è importantissimo riporatre che la sensibilità generale della jog può essere regolata tenendo premuto il pulsante “Pitch Lock” e ruotando le rotaries a nostro piacimento; ovviamente una sensibilità troppo alta o troppo bassa ostacoleranno le nostre performances e sarà dunque bene trovare una via di mezzo.

Una volta attività la modalità Vinile –attivabile tramite il pulsante dedicato-, la parte superiore della Jog-wheel risponderà e si comporterà proprio come un Vinile su un giradischi farebbe. Potremo dunque scratchare, “scannerizzare” le singole tracce frame per frame, ed ovviamente settare cue points manualmente. L’emulazione dello scratching è legittima, il suono proveniente dal C.324 riesce ad evitare di trasmettere quell’eccessivo feeling di “digitalizzazione”. Pur non essendo scratchers incredibili, siamo comunque riusciti a tirare fuori dal cilindro un paio di mosse, sia basilari, sia più avanzate. Ovviamente non aspettatevi di vincere il DMC con questo lettore visto che l’odiato fattore “latenza” entra a far parte del gioco e si fa sentire specialmente nelle sessioni di scratching più estreme;  ci piace comunque pensare che se siete degli scratchers “seri”… di sicuro non vi allenereste con dei lettori Cd, quindi per il mercato per la quale questo Cd Player è stato progettato, la soddisfazione complessiva sarà più che ottima. Per cercare di mantenere vivo ancor di più quel feeling “Old School”, la Stanton vi  permette anche il controllo di vari parametri come i tempi di Spin-up e Spin-down.

Un paio di altre features interessanti che accompagnano la jog del C.324 sono il pulsante “Touch Rewind”, che ci permette di tornare all’ultimo cue points settato semplicemente toccando la jog-wheel –dunque dandoci un grande aiuto durante performances di beat-juggling- ed il pulsante “Reverse” il quale farà suonare la  nostra traccia al contrario; probabilmente quest’ultima è una funzionalità non utilissima, ma che potrà sempre servire come un altro “effetto” o semplicemente per censurare eventuali parolacce presenti nei testi di una traccia.

Lo schermo

A gestione della maggior parte dei feedback visivi, troviamo un luminoso display LCD blu, di dimensioni 55mm x 55mm. Tutte le più rilevanti informazioni riguardanti le tracce e funzionalità attivate vengono al suo interno rappresentate. Partendo dal basso possiamo trovare tutte le classiche informazioni come il nome e numero della traccia, il BPM counter –il quale può essere aggirato manualmente tramite il pulsante “Tap”-, le variazioni in percentuale del pitch, il Time –sia passato, rimanente, e rimanente totale- e in caso facciate a cazzotti con la matematica, anche una rappresentazione grafica di una time-bar indicante il tempo rimanente o passato.

Il display vi mostrerà inoltre se alcuni funzioni cruciali come i loops, gli effetti, il Key Lock e l’Auto Cue, sono stati effettivamente azionati. Onestamente parlando, non se ne sentiva necessità di avere a disposizione alcune di queste informazioni tramite lo schermo dato che la maggior parte di queste funzioni vengono attivate o gestite da pulsanti che già di per se si illuminano emettendo un “click”… però qualche feedback in più non guasta mai.

A finalizzare questa sezione troviamo il largo –forse troppo largo- wheel-indicator , il quale dovrebbe teoricamente rimpiazzare il buon vecchio vynil marker -pur  essendo alquanto impreciso a nostro avviso- e una rappresentazione grafica dell’Anti-Shock e Buffer indicator  adibito a segnalarci lo stato attuale di protezione della quale il vostro C.324 gode. Quest’ultimo indicatore ci ricorda  dunque che questo lettore potrà sopportare e passare incolume ad almeno 10 secondi di “abusi” prima di cominciare a dare segni di cedimento o a far saltare le tracce.

L’unica “critica” che ci viene da muovere è che forse lo schermo si rivela essere fin troppo luminoso; specialmente al buio i nostri occhi avranno bisogno di qualche momento prima di potersi abituare.

Il Pitch

Alla destra del Cd player, troviamo la sezione adibita al controllo dei vari parametri riguardanti il pitch ed il pitch bend. Partendo dal basso troviamo i due utilissimi pulsantini “-“ e “+” che potranno essere utilizzati per eseguire operazioni di pitch bending; l’aggiunta di questi due pulsantini si rivela essere una feature molto gradita e di sicuro soddisferà tutti coloro che preferiscono questa soluzione e questo metodo di pitch bending rispetto alla classica “spintarella” tramite jog-wheel.

Spostandoci in alto ci imbattiamo nella parte più cruciale di questa sezione, ovvero, quella del pitch fader. Dobbiamo purtroppo ammettere che la qualità componentistica del fader del pitch non ci ha lasciati molto impressionati, stiamo parlando di una plastica abbastanza leggera che al tatto non dà quella necessaria sensazione di qualità e stabilità. Tuttavia, a controbilanciare il tutto, possiamo dire che, pur non avendo un “viaggio” lunghissimo, il pitch fader si dimostra essere abbastanza preciso ed ogni nostro piccolo movimento verrà fedelmente “catturato”.

A concludere il tutto e a regalare punti bonus alla sezione del pitch fader ci pensano il “click” centrale e la lucina rossa i quali ci avvisano tempestivamente se il fader è stato riportato sul valore di 0%. Queste ultime due aggiunte possono a primo avviso sembrare non rilevanti, ma possiamo assicurarvi che avere un feedback sia visivo, sia “tattile” sulla effettiva posizione del fader, è un qualcosa che noi reputiamo essere vitale, specialmente in ambienti bui come lo possono essere discoteche e simili. Spostandoci ancora più in alto possiamo trovare il pulsante adibito alla gestione del pitch range, il quale potrà essere settato su vari valori, 8%-16% ed in caso vi sentiate estremamente estremi, anche 25%-100%; il tutto ovviamente corredato da feedback visivo in forma di lucina rossa. A concludere il tutto troviamo il “Pitch Lock” il quale una volta attivato e illuminato reimposta il valore del pitch control sullo 0% -indipendemente dalla posizione del fader- ed il Key Lock, il quale ci permette di mantenere la traccia sulla stessa tonalità anche durante variazioni del pitch. Possiamo dire che dopo aver testato a fondo ed averlo comparato anche con i “Key Locks” di altre macchine o strumentazioni, l’algoritmo del C.324 se la gioca alla pari con tutti e non colora o distorce il suono in maniera eccessiva;  ci dunque permetterà di evitare quel fastidioso effetto “Chipmunk” o “Tenore” liberando la strada a sets piu vibranti dove sarà possibile cambiare generi di musica in maniere fluida.

Effetti

Spostandoci in alto a destra, possiamo trovare la sezione adibita agli effetti. Troviamo qui presenti tutti i soliti effetti che ci si aspetta di incontrare in un cd player, come l’immancabile flanger, il prezioso filter, un divertentissimo echo, ed in più un paio di aggiunte come il phase, pan, ed infine il transformer. Possiamo fin da adesso rivelare che all’inizio eravamo abbastanza scettici riguardo l’effettiva qualità di questi effetti, ma una volta provati siamo contenti di riportare che abbiamo decisamente cambiato idea. La qualità ed il suono degli effetti offerti è di buon livello ed il buon vecchio flanger suona alle nostre orecchie epico come non mai.

La maggior parte delle volte gli effetti si allineeranno al battito ed al tempo della traccia in maniera corretta; potrebbe comunque capitare di ritrovarsi decisamente fuori battuta e ritmo se tali effetti verranno usati per abbellire generi meno “standardizzati”. Tutto questo è comunque risolvibile tramite il proverbiale tasto “Tap”. Per controllare i vari parametri degli effetti potremo avvalerci delle due rotaries presenti ai lati dello schermoLCD, il quale controllano rispettivamente l’FX Time e L’FX Ratio; tuttavia possiamo dire che l’effettiva resistenza al giro che queste due rotaries presentano non è godibilissima e si presentano dunque come abbastanza “legnose”.

In caso non siate ancora convinti della gestione dei parametri degli effetti tramite le due rotaries, la Stanton vi mette a disposizione i due pulsantini “-“ e “+” presenti al di sotto dello schermo LCD; con questi potremo controllare l’FX time. Dove ci si comincia davvero a divertire, è tramite la maniera alternativa nella quale potremo controllare l’FX ratio, premendo il pulsante “Outer Jog-Wheel”, questo parametro verrà infatti assegnato e potrà essere manipolato tramite la sezione esterna della jog-wheel. Inutile dire che ci siamo ritrovati a giocare con gli effetti per ore solo perché controllare questo parametro in questa maniera è risultato essere davvero divertente, preciso, ed ovviamente aggiunge quel pizzico di fattore “scena” all’azione, che di sicuro non guasta mai.

Ovviamente tutti gli effetti sono “chainable” e si possono dunque attivare fino a tre effetti contemporaneamente –tuttavia solo uno per “tipo” di effetto-, senza gravare eccessivamente sulla qualità audio complessiva.

Sampling, Looping ed Hot-cues

Quello che a nostro avviso rende questo lettore davvero unico e degno dunque di essere acquistato, è il fatto che si ritrova ad esser equipaggiato con un impressionante set di features che di sicurò stimoleranno e potenzieranno la nostra creatività una volta dietro i decks. La sezioni dedicate al sampling, al looping ed agli hot-cues,che questa macchina porta con se, aprono una marea di scenari e ci regalano possibilità infinite; se usati correttamente vi daranno dunque la possibilità di remixare, creare mash-ups ed infine “tagliuzzare” ogni singola traccia…il tutto Live.

Creare un loop sul C.324 si rivela essere estremamente semplice, ci basterà premere il pulsante “In” per settare automaticamente un punto di cue o comunque il punto d’inizio del loop, ed infine premere il pulsante “Out” per settare il punto di chiusura del loop. Per uscire dal loop ci basterà premere di nuovo il pulsante “Out”. In caso il nostro loop non sia uscito fuori “perfetto”, avremo la possibilità di rimediare alla “sciagura” tramite Jog-Wheel; ci basterà tenere premuto il pulsante “Out” e dopodichè manipolare e spostare il punto d’uscita del loop a nostro piacimento. Un indicatore temporale apparirà inoltre sullo schermo, mostrandoci la nuova posizione del nostro loop. Di default il lettore interpreta ogni loop come un loop da 4 battiti -ovvero 1/1- ma vi è da sottolineare che tramite i pulsanti “-” e “+” potremo estendere -fino a 4\1- od accorciare -fino ad 1\4- il nostro loop a piacimento. Onestamente parlando, ci sarebbe davvero piaciuto aver la possibilità di entrare nell’area dei “microloops” ed arrivare dunque a 1\16 o addirittura 1\32…peccato. I loops possono poi successivamente essere ri-attivati tramite il pulsante “Reloop” o salvati all’intero di uno dei 4 pads di memoria tramite il pulsante “Save”

Pigiare pulsanti alla velocità della luce per usufruire al meglio degli Hot-Cues è da sempre il “punto debole” del vostro Dj Altered Ego; è naturale dunque che il fatto che questo lettore sia uno dei pochi ad offrire questa feature gli regali punti in più ai nostri occhi -soprattutto perchè il tutto viene gestito tramite ampi pads e non minuscoli pulsantini-. Il C.324 ci offre infatti 4 “Memory Pads” che ci permetteranno di settare e allo stesso tempo “giocare” con gli hot-cues in maniera intuitiva e veloce. Una volta che avremo salvato un Hot-Cue all’interno di uno dei 4 pads, potremo cancellarlo semplicemente premendo il tasto “Clear” e ripremendo il medesimo pad che  intendiamo liberare.  La gestione degli Hot-Cues presente su questo lettore è stata davvero ben congeniata e sicuramente ci permetterà di creare interessanti routines o funanmoblici “juggles”. L’unica critica da muovere  è che probabilmente i pulsanti del lettore Stanton hanno -come già detto in precedenza- un “viaggio” abbastanza lungo e devono essere premuti con vigore prima di poter ottenere risultati; per tutte le altre features questo non è un problema, ma probabilmente per gli hot-cues -che richiedono una reattività maggiore- si sarebbe potuto fare di meglio…ma come al solito basta abituarsi.

Dove la Stanton si è davvero impegnata e dove non possiamo far altro che complimentarci, è nella sezione e gestione del sampler. Abbiamo a nostra disposizione due opzioni di sample:

-Il primo tipo di sampler può essere attivato tramite il pulsante “Sampler” che è possibile trovare alla destra dei 4 memory pads. Quando quest’ultimo viene attivato, e premesso che i nostri pads siano stati caricati di loops o cue-points precedentemente ,potremo suonare ed attivare i nostri “samples” SOPRA ed assieme alla traccia che stà suonando al momento. Questi samples verranno inoltre anche influenzati da qualsiasi effetto che verrà attivato.

-La seconda opzione di sampling a noi disponibile è attivabile tramite il sampler sequencer presente in alto a sinistra. Una volta caricati i nostri memory pads con loops o Cue-points, ci basterà attivare il pulsante di registrazione ed eseguire la nostra sequenza in puro” stile MPC”. Il sequencer è capace di registrare fino a 32 “steps” ed una volta terminata la nostra routine ci basterà premere il pulsante “play” -non quello generale, ma quello dedicato al sampler- ed il C.324 ricrearà e suonerà la vostra stessa sequenza in ordine ripetendola fino a quando noi vorremo.

Conclusioni

-Il C.324 si ritrova ad avere un ottimo rapporto qualità-prezzo

-L’ unita è spaziosa e larga, regalandovi dunque un maggiore spazio di manovra. Il lettore sembra essere stato creato con componenti di buona qualità, dando dunque l’impressione di poter sostenere e di uscire indenne da un bel po’ di serate; ma questa è una cosa che solo il passare del tempo ci potrà dire

-La qualità della lente di lettura interna sembra finalmente essere stata migliorata e dà l’impressione di essere all’altezza, offrendovi dunque performances migliori. La grande varietà di formati audio supportati vi garantiranno una maggiore flessibilità

-Jog-Wheel spaziosa e reattiva

-Le Potenti capacità di Looping, Hot-Cuing e Sampling di questo Cd player –raramente visti o presenti anche su prodotti di fascia più alta- rendono questo lettore una gemma rara per tutti coloro interessati ad iniettare una maggiore creatività ed unicità ai loro sets.

-Un paio di features “inteliggenti” e ben pensate migliorano il work-flow generale e ci risparmieranno qualche imbarazzo.

Lo schermo

A gestione della maggior parte dei feedback visivi, troviamo un luminoso display LCD blu, di dimensioni 55mm x 55mm. Tutte le più rilevanti informazioni riguardanti le tracce e funzionalità attivate vengono al suo interno rappresentate. Partendo dal basso possiamo trovare tutte le classiche informazioni come il nome  e numero della traccia, il BPM counter –il quale può essere aggirato manualmente tramite il pulsante “Tap”-, le variazioni in percentuale del pitch, il Time –sia passato, rimanente, e rimanente totale- e in caso facciate a cazzotti con la matematica, anche una rappresentazione grafica di una time-bar indicante il tempo rimanente o passato.

[Recensione] PCDJ Dex e controller American Audio Dp2

Author: Webdeejay  //  Category: Apparecchiature, Reviews, Softwares


 Powered by Max Banner Ads 

Oggi il vostro Dj Altered Ego, vi propone la recensionecombinata di PCDJ Dex e del controller Midi American Audio Dp2. PCDJ Dex altro non è che il software di mixaggio di punta di casa Pcdj, una compagnia illustre ed oserei dire storica  e pioneristica -il primo software di mixaggio venduto è stato proprio prodotto da loro nel lontano 1998- nel campo del digital Djing. Il secondo prodotto recensito è invece il controller American Audio Dp2, controller formato rack con scheda audio integrata.

Vi potreste a primo avviso chiedere il perchè di una recensione formato 2-in-1; il motivo è presto spiegato, il software PCDJ Dex ed il controller American Audio Dp2, vengono infatti anche venduti assieme in un apposito ed economico bundle. La prima parte della recensione si focalizzerà dunque sul software per poi sfociare nella seconda parte dove studieremo a fondo la sinergia -o l’eventuale mancanza di essa-  tra software e controller.  Vi anticipiamo sin da ora..che il vostro Dj Altered ego è rimasto piacevolmente colpito…Enjoy…

Prima di cominciare mi preme ovviamente ringraziare la Digital 1 Media Inc, detentrice di Pcdj, per averci spedito intercontinentalmente l’intero bundle e per essersi dimostrata entusiasta di collaborare con noi.

PCDJ DEX

Interfaccia grafica e first look

Una volta acquistata la versione full del programma, e dopo aver svolto le solite pratiche di registrazioni -per una volta semplici ed intuitive- potremo finalmente avviare il software e cominciare a mixare.

La prima cosa che salta subito all’occhio ovviamente è la GUI di Dex. L’interfaccia grafica di questo software si rivela essere molto ben curata, colorata -in maniera da distinguere meglio le varie funzioni- e di sicuro gradevole all’occhio. Alcuni Dj potrebbero storcere il naso alla quantità d’informazioni presenti su schermo e a primo avviso potrebbero rimanere spiazzati; questo non è assolutamente un problema visto che i ragazzi di PCDJ hanno profuso un incredibile cura nel far si che l’esperienza visiva di questo software possa adattarsi alle esigenze e preferenze di tutti.

Come possiamo infatti vedere, una volta premuto il pulsante “Gui options”, avremo a nostra disposizione una finestra tramite la quale potremo gestire tutta una serie di vari parametri visivi. Si passa dalla risoluzione generale, fino alla maniera nella quale le informazioni generali vengono mostrate all’interno dei decks.

Come se questo non bastasse, Pcdj Dex vi offre inoltre anche la possibilità di “modellare”  ancor di più  a vostro a piacimento il software, grazie ad una serie di skins totalmente customizzate, che rappresentano e ripropongono fedelmente su schermo, i vari layout e controlli di quasi tutti i controllers riconosciuti nativamente da Dex.

Il fatto che il software sia completamente customizzabile anche grazie a queste skins, è per noi Dj di vitale importanza. La rappresentazione grafica del controller da noi usato ci aiuta infatti ad entrare e ad interfacciarci meglio nel workflow generale del programma.

Tutte le skins possono essere scaricate gratuitamente su questo link: http://pcdj.com/index.php/software-extras/dex-downloads-freebies/

Allo stesso link potrete inoltre trovare la documentazione necessaria per creare la vostra unica e personale skin.

Come abbiamo potuto notare nell’immagine della schermata generale del software, Dex offre e mette molta carne a fuoco. Ora che abbiamo esplorato la parte visiva di questo programma…è tempo di addentrarci nelle funzionalità vere e proprie.

Playlist,File Browser e gestione tracce

Il file browser generale si dimostra essere molto ben congeniato e funzionante. Trovare tracce o cartelle si rivela essere veloce ed intuitivo, dettagglio cruciale per noi Dj che non possiamo mai perdere preziosi secondi di tempo durante un mix. Alla sinistra del file browser troviamo la sezione adibita alla ricerca e selezione di cartelle, importante notare come sia presente anche la cartella “Itunes” a sottolineare il fatto che Pcdj Dex sia totalmente tarato per funzionare ed integrarsi correttamente col software di casa Apple e la sua playlist.Oltre la cartella Itunes troviamo ovviamente le varie cartelle “Logs” “Loaded Song” etc, che ci permetteranno di visualizzare una “history” generale della tracce da noi suonate. Tramite il pulsante “Drive” potremo selezionare da dove vogliamo cercare cartelle o tracce-ad  esempio all’interno di cd o altri hard-drives- mentre il pulsante “Add Favourites” ci permette di appunto aggiungere delle cartelle o tracce tra le nostre favorite.

Una volta caricate le nostre canzoni nella sezione Directory, potremo vedere come il software ci fornisca il BPM,  la lunghezza della traccia, ed ovviamente tutte le informazioni nominative del file.  Per caricare  le tracce nei nostri decks virtuali, potremo  trascinarle direttamente, oppure premere il pulsanto destro del mouse, e selezionare il deck da noi prescelto. Ovviamente avremo a nostra disposizione anche altre opzioni che ci aiuteranno a migliorare il workflow generale, come quelle di colorare le tracce in colori diversi –utilissimo per dividere il tutto in generi ad esempio-, spostare i file, cancellarli dalla directory, editare le tags etc. Per aggiungere le tracce alla nostra playlist ci bastera fare un doppio-click sul file.

Ci preme di sottolineare che Dex facilita di molto il nostro amato missaggio armonico, in quanto, se presenti le informazioni all’interno delle tags del file, il programma ci mette a disposizione una colonna separata che ci mostrerà la key della traccia e potremo dunque con un semplice click ordinare le nostre tracce in ordine crescente.

A concludere questa sezione troviamo un paio di altre features davvero utili che ci aiuteranno a trovare la nostra musica in maniera ancora piu semplice. Stiamo parlando delle Smart-Playlist, il quale ci permette di creare cartelle inteliggenti che verranno aggiornate in continuazione  secondo dei “filtri” e dalle “regole” da noi specificati, la potente e precisa barra “cerca” -richiamibile anche tramite tasto f1-  la funzione “preview” per avere un “anticipo” delle tracce da noi selezionate ed infine le varie waiting lists.

Il nostro giudizio su questa sezione del software è a dir poco MOLTO positivo, la gestione generale della musica è stata concepita in maniera eccellente, e l’abbiamo sinceramente trovata anche meglio di quella offerta da un paio di altri softwares più “blasonati”.

Decks Virtuali

Il Player

Parte principale dei nostri Decks virtuali sono ovviamente i Players e appunto i Decks sulle quali vengono caricate le nostre canzoni. Ad un primo sguardo possiamo notare come ci venga rappresentata la waveform della traccia -ma attenzione, non è la waveform generale, ma rappresenta solo la parte la quale stà venendo riprodotta al momento-ed una freccia indicante il senso di rotazione. La freccia ed in generale l’aspetto sferico di questa sezione ovviamente servono e fungono come sostituto al buon vecchio Vynil Marker e ci saranno dunque utilissimi in caso di scratching. Le piccole tacche arancioni che notiamo invece all’esterno del “cerchio” rappresentano invece quanto tempo è passato dall’inizio della traccia -e dunque anche quanto manca- e diventeranno tacche rosse una volta che la nostra canzone stà per volgere al termine, così da poterci avvisare.

Ogni qualvolta sposteremo il cursore su uno dei Decks, quest’ultimo ci mosterà l’altra sua “faccia”. Qui avremo a disposizone tutte le funzionalità che uno si aspetta di trovare su un normale Cd player: Play-Pause, il pulsante cue per settare punti di cue, i pulsanti + e – per effettuare operazioni di pitch bending -a destra- ed i pulsanti + e – per invece effettuare piccole variazioni nel Bpm -a sinistra-. Troviamo inoltre i pulsanti “Scratch”, che una volta premuto ci permette di scratchare tramite mouse, ed il pulsante pitch bend.

Azionando il pulsantino presente nell’immagine in basso a destra, accederemo ad un ulteriore finestra dove potremo regolare i vari tempi di startup e brake per poter così ottenere quel tipico effetto vinile. Tramite la barra centrale potremo invece regolare lo zoom della waveform generale ed avere così un ancor maggiore e preciso feedback visivo.

Suonare a 4 Decks

Non bisogna assolutamente scordare che PCDJ Dex offre anche la possibilità di suonare a 4 decks garantendo dunque una maggiore libertà creativa.

Premendo il pulsante “FX” (o anche il pulsante apposito presente in alto ma non visibile in questa schermata) potremo abilitare due ulteriori decks. Come possiamo subito notare dall’immagine qui sopra, il terzo ed il quarto deck non godono della stessa “visibilità” e dello stesso spazio che viene invece dato ai due deck principali. Potremo comunque svolgere tutte le principali funzioni utili come quelli di pitch control, cueing e potremo inoltre mettere in loop od effettare la traccia con le stesse modalità dei deck 1 e 2. Come potremo vedere nella sezione “Mixer” presente piu avanti in questa recensione, entrambi i decks 3 e 4 godono delle stesse identiche funzionalità dei fratelli “maggiori” in termini di equalizzazione etc.

Ci viene comunque da pensare che la presenza di questi altri due decks sia per adesso considerata una sorta di “bonus” dato che alcune funzioni come quella degli hot-cues non sono disponibili per quest’ultimi due. Tuttavia c’è da considerare che sono pochi i programmi di mixaggio che effettivamente offrono la possibilità di suonare a 4 decks e siamo sicuri che se verrà espanso il concetto di multi-decks già presente all’interno di Dex  ci troveremo di fronte ad un software ancora piu completo.

Hot-Cues e Cue points

Essendo il vostro Dj Altered Ego un patito degli Hot-Cues, non potevamo saltare la sezione adibita a  questa feature. PCDJ vi offre la possibilità di salvare fino a 4 punti di cue nella banchina degli hot-cues, sinceramente avremmo preferito un numero maggiore come 6 od 8 per poterci sbizzarrire ancor di più, ma già con 4 di sicuro potremo divertirci un bel pò. Settare un Hot-Cue o semplicemente un punto di Cue è davvero semplice, vi basterà premere il pulsante destro del mouse durante il playback e poi in caso ritornare al punto salvato premendo il pulsante sinistro; il tutto ovviamente con l’aiuto della waveform che ci permette di essere ancora più precisi. Unico altro appunto che ci viene da muovere è che il software non vi mosterà all’interno della waveform dove sono stati salvati i punti di cue. All’interno di questi 4 slot potremo anche salvare i loops da noi creati.

BPM, Pitch Control,Pitch Range e Tempo Control

Pcdj Dex analizzerà automaticamente di default il BPM di una traccia -tale opzione può anche essere disattivata- e vi mosterà il risultato come raffigurato nell’immagine qui sopra. Accanto al Bpm troviamo anche una percentuale che sta ad indicare la probabilità che il software abbia correttamente evalutato il tempo di una traccia, e possiamo dire che il Bpm counter presente all’interno del programma si dimostra essere abbastanza preciso. In caso qualcosa vada  storto, abbiamo comunque a nostra disposizione il pulsante “Tap” per settare manualmente il tutto. Tramite i pulsanti + e – potremo invece alterare il valore numerico del BPM, ma senza alterare la  velocità della traccia di per se, feature utile per raggiungere quella necessaria sincronia per effetti etc. Inutile spiegarvi la funzione del pulsante e della funzione “Sync”, che vi permette di “Syncare” due decks, dunque aiutandovi nel processo di beatmaching.

Per effettuare aggiustamenti di Pitch ci basterà utilizzare il classico pitch fader virtuale presente alla sinistra dei decks virtuali.  Potremo anche effettuare aggiustamenti minori tramite i pulsantini + e – o alterando il valore numerico presente nella sezione in basso.I vari range disponibili sono 4%-8%-16%-24%-50%-100%; avremo dunque un ampia scelta di calibrazione e potremo usare i range piu ampi anche come interessanti effetti o in combo con altre funzionalità.

A concludere questa sezione troviamo il pulsante del Tempo control (anche spesso chiamato Key Lock). Quest’ultimo ci permette di alterare il pitch di una traccia mantenendo allo stesso tempo la tonalità della traccia in questione; funzione utilissima per evitare l’effetto “Chipmunk” e per poter spaziare più liberamente tra i vari generi. Possiamo affermare che la qualità dell’algoritmo è notevole, specialmente nei cambiamenti di pitch su un range da 8% fino al 24% la qualità audio rimane fedele. Le cose cominciano ad impastarsi un pò invece dal 50% al 100%…ma questo è assolutamente normalissimo.

Looping

Pcdj Dex ci ha onestamente stupito in questo campo. La sezione dedicata al looping è davvero potente e flessibile. Per selezionare la durata di un loop ci basterà premere sul corrispettivo valore,e possiamo vedere subito dall’immagine come sia possibile entrare nell’area dei “microloops”, cosa a noi graditissima visto che ci permette di creare quegli interessanti effetti “stutter”. Possiamo anche dire che la quasi totalità delle volte il programma “azzeccherà” il timing e creerà un loop in  battito -naturalmente a patto che il BPM sia stato rilevato in maniera corretta-. Cosa importante da dire è che potremo saltare da lunghezza a lunghezza senza dover passare per tutti i valori intermedi, un loop di 8 battute potrà dunque diventare un loop di una sola battuta immediatamente.

Le cose diventano ESTREMAMENTE divertenti grazie a questa sezione rappresentata qui sopra. Non vi basta un loop di  8 battiti? benissimo…raddoppiatelo tramite il pulsante “x2″….come dite…16 non vi basta ancora? Ok…allora raddoppiate di nuovo…32 non vi piace come numero?….Avete capito. Potrete dunque arrivare a “loopare”  un intera canzone,non ci sono limiti alla lunghezza del loop. Ovviamente la stessa cosa potrà essere fatta a ritroso premendo il pulsante 1\2 che vi farà arrivare nell’area microscopica di un loop…permettendovi di creare un loop di addirittura solo 0.5 millesecondi…ed il tutto senza mai andare in crash!!

A tutto questo aggiungeteci il fatto che potrete ridurre od aumentare la durata di un loop a piacimento ed in maniera velocissima tramite i pulsanti + e – presenti in questa sezione, oppure muovere il loop intero su e giù per la traccia tramite gli appositi pulsanti..

Credo che abbiate capito, le capacità di looping di questo software sono a dir poco ottime.

Effetti

PCDJ Dex si presenta a noi con una discreta scelta di effetti. Gli effetti disponibili sono dunque qui sotto elencati:

- Equalizzatore a 3 bande

-Flanger

- Echo

- Gapper

- Filter

- Bit Crusher

- Vst Effects

Come possiamo notare la scelta di effetti a nostra disposizione è abbastanza striminzita per un software, tuttavia questo viene sopperito dal fatto che si possono combinare fino a 4 effetti contemporaneamente per ogni singolo deck. Gli effetti si sincronizzeranno automaticamente al tempo della traccia e possiamo comunque generalmente dire che essi sono stati realizzati con cura -soprattuto il filter e l’equalizzatore- ed alcuni come il flanger e l’echo hanno davvero molti parametri da poter regolare  e con la quale “giocare” così da ottenere un suono a noi gradito e donandoci dunque la possibilità sperimentare.

Fattore da notare è la presenza e la possibilità di caricare effetti VST a piacimento, e di poter anche visualizzare l’interfaccia dell’effetto Vst in caso essa sia presente -nonchè controllare l’effetto tramite Midi volendo-; questa si rivela essere davvero un ottima aggiunta e decisamente regala punti in più, versatilità,flessibilità e ovviamente potenza alla sezione effetti visto che teoricamente le combinazioni e gli effetti a nostra scelta diventeranno una mezza infinità.

Per una descrizione più dettagliata dei singoli effetti vi rimandiamo al manuale, ma siamo sicuri che la maggior parte di voi ha già ben presente la maggior parte degli effetti elencati.

La Keyboard

Questa gustosa feature vi permetterà di cambiare la chiave di una traccia e del file, dandovi dunque la possibilità di muovervi tra semi-toni, i quali vengono rappresentati sulla keyboard proprio come su una keyboard normale.

Il Mixer

Al centro e allo stesso tempo nel “cuore” di Dex, troviamo la finestra dedicata al nostro mixer virtuale. Qui troviamo tutti i comandi tipici di un mixer come i gain, gli equalizzatori a tre bande-premendo il pulsante “fader\Eq” avremo accesso a pulsanti di full kill-, i volume faders, il controllo per il “panning”, il cross-fader ed ovviamente i pulsanti per il cueing in cuffia e i potenziometri per aggiustare il volume della cuffia in fase di monitoring. Possiamo vedere come il software colori in maniera differente i diversi tipi di suono -e lo fa in maniera anche molto precisa e dettagliata- in modo da facilitare il mixaggio , ma è bene ricordare che in caso qualcuno preferisca una waveform non “color-coded”, gli basterà regolare le sue preferenze all’interno delle opzioni.

Premendo il tasto “Wave” avremo a disposizione anche un altro tipo di visualizzazione della waveform. Questo formato si rivela naturalmente essere piu utile ogni qualvolta ci sia da allineare i battiti delle due tracce.

Premendo invece il pulsante “2\4″ presente al di sopra del mixer, potremo invece avere una rappresentazione di tutti e 4 i nostri decks virtuali ed accedere ai rispettivi controlli e parametri.

Premendo il tasto “misc” accediamo invece ad un ulteriore pannello. Ci vengono qui rappresentati e messe a disposizione vari controlli:

-il VU meter generale, e potremo inoltre sapere quando una traccia o comunque il suono stà andando in “clipping” e quando il “limiter” è attivo.

-Il pulsante che ci permette di registrare il nostro set live in formato Wav, Mp3 od Ogg.

-La velocità con la quale il crossfader virtuale si muove.

-Il regolamento della curva del crossfader o alternativamente potremo scegliere tra uno dei presets già disponibili.

-La regolazione dei tagli delle tre bande di equalizzatori.

- Il volume sul uscita cue master ed il volume dei Vst caricati.

Possiamo dunque dare un giudizio più che positivo anche su questa sezione; la possibilità di regolare i tagli dell’ Eq, la curva del crossfader, ed i vari aiuti e feedback visivi generati dalle waveform rendono il mixer di Dex appetibile sia per i piu esperti sia per tutti coloro desiderosi di iniziare.

Sampler

PCDJ Dex si ritrova ad avere anche un solido e ben funzionante sampler. Abbiamo a disposizione ben 5 banchi dove poter salvare i nostri samples. Questi campioni potranno essere prelevati e caricati in vari modi:

- Possiamo trascinare il file da noi scelto all’interno del banco desiderato direttamente dalla nostra playlist o directory, da window explorer o da uno dei decks direttamente

- Possiamo altrimenti mettere in loop una canzone, ed estrapolare quel loop direttamente tramite il pulsante “Get Loop”.

Una volta caricato il nostro sample ci basterà premere il pulsante “Play” per farlo partire e “Stop” per arrestarlo. Molto importante da notare che il sample in questione suonerà a tempo con la traccia principale o addirittura con altri samples; per fare questo ci basterà premere il pulsante “Match” o aggiustare manualmente il BPM muovendo il rotary digitale o alterando il valore numerico. Ogni  singolo banco di sample dispone inoltre di un equalizzatore a 3 bande completo ed il controllo sul volume in modo da evitare “conflitti” o un suono cacofonico.

Come viene specificato anche all’interno del manuale, il sampler presente all’interno di questo programma al momento permette di avere un controllo solamente limitato tramite keyboard o controlli midi ed i ragazzi di Pcdj ci stanno ancora lavorando su per migliorarlo e renderlo ancora piu potente e gestibile…ma possiamo dire che se queste sono le premesse, possiamo già da ora aspettarci un ottimo lavoro in prospettiva.

Dex in Timecode

Uno dei fattori e punti di forza di questo software è di sicuro la sua estrema flessibilità. Il software di casa Dex è infatti capace di interfacciarsi con la maggior parte dei segnali timecode presenti in commercio.

Ecco qui di seguito riportata la lista dei timecode attualmente supportati:

-Virtual DJ Time Code
-Traktor Scratch Time Code
-Final Scratch Time Code
-Serato SSL02 Vinyl Time code
-Serato SSL02 CD Time code

Per poter usufruire di uno specifico segnale timecode dovremo prima scaricare il rispettivo plug-in su questo link: http://pcdj.com/index.php/software-extras/dex-downloads-freebies/

Non entriamo ora nei particolari su come rendere il tutto funzionante visto che la Pcdj stessa si è preoccupata di creare una guida apposita visionabile al seguente link: http://pcdj.com/index.php/support/dex_timecode/

In caso abbiate comunque necessità di aiuto per configurare il tutto vi basterà segnalarcelo ed il vostro Dj Altered Ego penserà a creare un articolo tutorial apposito.

Controllo Midi ed integrazione con l’ American Audio Dp2

Pcdj Dex può essere utilizzato in congiunta con qualsiasi controller midi disponibile sul mercato. La lista dei controllers mappati nativamente è la seguente:

-American Audio DP2
-PCDJ DAC-3
-PCDJ DAC-2
-Denon Controllers
-Numark Total Control
-Stanton DaScratch
-EKS Otus
-EKS XP10 / XP5
-Hercules RMX
-Hercules DJ Console MK2
-Vestax VCI / VCM-100
-Behringer BCD 2000/3000
-Allen&Heath Xone:2D

Per ognuno di questi singoli controllers è anche disponibile una documentazione che spiega come settare il tutto ed il funzionamento del mapping. Non sappiamo e non possiamo giudicare sull’effettiva qualità delle mappature sviluppate, ma girando per il forum di Pcdj abbiamo potuto leggere di molta gente che si è ritrovata più che soddisfatta delle mappature generali. La cosa bella di Dex è che tramite il forum potrete interagire molto spesso direttamente con gli sviluppatori o programmatori del software, se avrete bisogno di una mappatura ad hoc o avete una richiesta di migliorare quella già presente attualmente, molto spesso vi verranno incontro e soddisferanno la vostra richiesta

Ovviamente nulla vi vieta di creare la vostra mappatura personalizzata per qualsiasi controller Midi, specialmente visto che il processo di creare una mappatura  in Dex si rivela essere decisamente “diretto” e senza troppi fronzoli o complicazioni.  Per maggior informazioni vi rimandiamo comunque al manuale.

American Audio Dp2

Ed eccoci finalmente arrivati alla seconda parte della recensione, quella riguardante il controller American Audio Dp2, che viene appunto venduto in bundle con il software in un pacchetto speciale e scontato -il pacchetto è disponibile sia con la versione Le di Dex sia con quella Full-.

Partiamo subito dal dire che il controller è stato concepito in formato rack dalle seguenti dimensioni: 483 x 132 x 74,8 mm.

In totale ci vengono messi a disposizione due piccole jog-wheels, 60 pulsanti, 5 faders, 6 potenziometri nella sezione mixer,altre 7 piccole “rotaries” e 3 piccolissimi mini rotaries; il tutto per un totale di 82 messaggi midi inviabili.

A dire la verita ci aspettavamo un qualcosa di estremamente “plasticoso”, ma siamo rimasti piacevolmente colpiti dalla sua robustezza, specialmente dal fatto che l’intera “corazza” del controller è costruita interamente di  quello che sembra essere un simil-metallo, rendendolo dunque anche abbastanza pesante.

Tutti i pulsanti sono stati concepiti con una plastica molto leggere ed abbastanza “spugnosa”; per il momento fanno il loro dovere egregiamente,  ma se non verranno prestate le dovute attenzioni crediamo che potrebbero cominciare a dare qualche problema e a perdere di reattività…quindi andateci piano e non calcate troppo la mano.

I faders sono stati anche loro realizzati con una plastica davvero leggera, forse troppo leggera, danno una sensazione di instabilità e che si possano rompere da un momento all’altro.

Diversa storia invece per i potenziometri della sezione mixer che hanno davvero un bel giro e sono stati costruiti con una plastica già più dura e “raffinata” che regala una piacevole sensazione al tocco.

Essendo un controller con scheda audio integrata andiamo ora invece ad osservare le funzionalità presenti ed offerte nel pannello posteriore di questo controller:

- Connettore USB per Midi

- Connettore Cuffia da ¼ di pollice (3 mm.)

- Connettore Microfono da ¼ di pollice (3 mm.)

- Uscite RCA sui Canali1 e 2 (i due cavetti rca sono inclusi nella confezione)

- Due uscite control start (cavetto incluso nella confezione)

Possiamo subito dire che la scheda audio presente all’interno del controller, come d’altronde ci aspettavamo dato il prezzo molto conveniente, non è delle migliori. Il suono si distorce abbastanza notevolmente anche a volumi non troppo alti ed i bassi non vengono “buttati” fuori con la necessaria presenza e potenza, le alte e le medie frequenze invece non vengono sottolineate e definite come invece sarebbe stato necessario. D’altronde come già accennato, a questo prezzo non ci si poteva aspettare miracoli, vi consigliamo dunque di munirvi di una scheda audio esterna per poter godere al massimo della buona qualità audio che Dex riesce a sprigionare.

Per poter cominciare ad usare il Dp2 dovremo per prima cosa installare i drivers per window (disponibili sia in versione 32 bit sia in versione 64 bit su questo link e all’interno del cd presente nella confezione) e dopodichè installare la versione di Dex che abbiamo comprato. Una volta fatto questo possiamo addentrarci nelle impostazioni del software e regolare i vari parametri così da poter utilizzare il controller in congiunta con Dex.

Una volta entrati nel pannello generale ci basterà spuntare la crocetta su “Midi”

Ora ci basterà  premere il pulsante XML config, selezionare il controller Dp2 dalla lista, premere il pulsante “connect” ed infine Ok. Tutto qui? Si, tutto qui…congiungere il controller con il software si rivela essere infatti molto semplice.

Dopo aver testato la sinergia tra il software ed il controller possiamo dire che in generale la mappatura si rivela essere discreta, tutte le principali funzioni come quelle di play-pause,cue,hot-cues, pitch-bend, pitch-lock, scratching, pitch e volume control, tap,sync, funzionano a dovere senza dover sacrificare nulla.

La sezione adibita al controllo del sampler di Dex si rivela essere abbastanza ben fatta, ma necessità di un ulteriore lavoro e non potremo comunque utilizzare tutte le funzioni del sampler dato che il controller non mette a disposizione abbastanza pulsanti o potenziometri fisici e dato che come già detto in precedenza, il sampler e la sua integrazione con il protocollo midi è ancora qualcosa sulla quale i ragazzi di Pcdj stanno lavorando.

Anche i loops possono essere gestiti velocemente ed intuitivamente tramite i pulsanti In, Out e Reloop. Grazie ai pulsanti + e – potremo inoltre raddopiare o diminuire la durate del loop, ma purtroppo a causa della mancanza fisica di pulsanti non potremo loopare all’infinito -in entrame le direzioni- come invece possiamo fare all’interno del software.

Dove invece ci rimangono seri dubbi, è la gestione degli effetti tramite controller. Infatti abbiamo trovato questo tipo di gestione ed organizzazione davvero molto confusionario e soggetto ad un bel pò di bugs; necessita definitivamente di una ri-mappatura.

Altra nota dolente è la sezione mixer, a causa della struttura del controller, è stato possibile mappare solo gli equalizzatori dei bassi e degli alti…niente frequenze medie dunque. Questa si rivela essere una mancanza a dir poco cruciale e vi consigliamo vivamente di ri-mappare la sezione mixer a vostro piacimento magari utilizzando il potenziometro del volume mic in caso non vi serva e ri-mappare il master volume su qualche altro pulsante, rotary o fader.

Importante sottolineare come l’intero controller e la maggior parte dei pulsanti si illuminino dandovi dunque tutto quel necessario  feedback visivo, fondamentale in ambienti scuri o bui.

Conclusioni

Pensavamo -e pensavate- di non arrivare mai alla fine di questa recensione…ma eccoci qua a tirare le somme. Possiamo sinceramente dire che Pcdj Dex ci ha molto ma molto piacevolmente sorpreso. Siamo partiti abbastanza scettici ma ci siamo alla fine ritrovati tra le mani un software potentissimo, stabile, pieno di funzioni interessanti, ben realizzato e curato  in tutti i suoi dettagli.  Alcune sezioni come quella dedicata al looping e quella dedicata al file browser e gestione tracce si rivelano essere da 10 e lode; l’aggiunta di un sampler, di 2 ulteriori decks, hot-cues,e della possibilità di usare effetti VST regala un ancora maggiore libertà e creatività da poter inserire nei nostri sets. L’intero comparto audio si comporta molto bene-anche grazie al recente update- e la qualità generale sonora rispetta gli standards. La flessibilità presente nella gestione dei plug-in timecode ed i molti controllers midi riconosciuti nativamente rendono questo software ancora più versatile e “generoso” verso i suoi utenti.

Il fatto che i programmatori e gli sviluppatori del software aggiornino costantemente ed abbiano da sempre un filo diretto con i compratori assicura a questo software vita lunga e ci fà molto ben sperare per il futuro

Il controller venduto in bundle, l’American Audio Dp2 è decisamente godibile per il prezzo alla quale viene venduto l’intero pacchetto. La solidità e qualità generale della corazza di questo controller ci ha lasciato piacevolmente colpiti, quella dei pulsanti e dei faders un pò meno…ma alla fine funziona tutto. La scheda audio non poteva essere migliore per un price range di questo tipo, andrà bene per qualche festa in casa o piccole feste con gli amici. La mappatura e l’integrazione con il software è decente, tutte le funzioni base sono riprodotte adeguatamente. Necessitano invece una ri-controllata i comandi per il mixer e gli effetti.

Concludiamo dicendo che il Pcdj Dex è un software che non ha nulla da invidiare ad altri softwares più blasonati e se combinato con una mappatura ed un controller ben congegnati…di sicuro ci ritroveremo tra le mani uno “strumento” invidiabile.

P.s Altra piccola chicca che offre questo software è il suo plug-in per il karaoke…che di sicurò verrà gradito da tutti quei Dj da “matrimonio”, pub o “diciottesimi”. Lo potee trovare qui: http://pcdj.com/index.php/products/karaoki/

[Tutorial]…Speriamo che me la CAVO!

Author: Webdeejay  //  Category: Altri, Tutorials


 Powered by Max Banner Ads 

Senza vene ed arterie, il nostro cuore non potrebbe pompare il sangue ai nostri organi permettendoci di vivere! Senza cavi audio il dj non potrebbe dirigere il flusso elettrico della sua musica dal disco alla folla! Forse la poetica non è il mio forte, ma almeno in ambito tecnico… me la cavo!

Con questo articolo cercheremo di spiegarvi tutto ciò che è necessario conoscere sulle vene ed arterie del nostro dj setup!

Cominciamo col comprendere che tipo di segnali elettrici possono attraversare i nostri cavi. Ci sono principalmente 3 tipi di segnale:  

-Microfonico (0 v ÷ 0,075 v)  

- Linea (0,075 v ÷ 24,5 v)

-Potenza (24,5 v ÷ 100 v e più)

Questi voltaggi sono solo indicativi, ma sono sufficientemente precisi per farci capire le proporzioni tra di essi. Il segnale microfonico è quello generato da componenti “passivi”, come appunto i microfoni, che non hanno bisogno di alimentazione elettrica per la trasduzione* del segnale (* trasformare una grandezza meccanica come le vibrazioni dell’aria in una grandezza elettrica). I segnali di linea invece vengono prodotti da dispositivi attivi che necessitano di energia elettrica per lavorare (lettori CD, sintetizzatori, effettistica e processori). Infine i segnali di potenza sono quelli inviati dagli amplificatori di potenza ai diffusori. Sembrerà strano ma anche il segnale che pilota le nostre cuffie è un segnale di potenza! Un’altro tipo di segnale anomalo è quello dato dai giradischi in cui l’energia elettrica viene adoperata non per la trasduzione del suono ma solo per la rotazione del piatto! Infatti se non colleghiamo l’alimentazione ma facciamo girare il piatto con le mani ascolteremo lo stesso il suono trasdotto passivamente dalla puntina! Il segnale phono quindi è un segnale microfonico.

Come già sappiamo (se eravamo presenti alla lezione di elettronica a scuola….) per trasmettere elettricità c’è bisogno di creare un circuito, per questo nei cavi troviamo sempre almeno 2 conduttori elettrici, uno si collegherà al contatto positivo mentre l’altro, la “massa”, a quello negativo. Di solito la massa viene collegata alla maglia metallica che ricopre l’interno del cavo. Questo tipo di collegamento viene detto sbilanciato e nonostante sia adatto praticamente a tutti i segnali audio, è particolarmente soggetto alle interferenze esterne sopratutto se usato con segnali di basso livello come i segnali microfonici e se usato per collegare dispositivi molto distanti tra di loro.

Per ovviare a questi problemi si ricorre ad un tipo di collegamento chiamato bilanciato che sfrutta cavi a 3 poli. Sulla garza metallica viene sempre collegata la massa mentre sugli altri due poli, detti rispettivamente caldo e freddo, viene ripartito il segnale positivo ma invertito di fase sul polo freddo. In questo modo entrambi i poli vengono influenzati allo stesso modo da interferenze esterne ma quando verranno poi reinvertiti di fase nel dispositivo ricevente e sommati insieme per riottenere il livello originale, il rumore aggiunto si troverà a sommarsi col suo inverso eliminadosi. Il bilanciamento è capace di eliminare però interferenze di lunghezza d’onda non inferiore alla distanza tra i due poli quindi risulta efficace solo con rumori a bassa frequenza come quello generato dalla rete elettrica.

I cavi che trasportano segnali di potenza solitamente non hanno nessuna schermatura dato che trasportano un segnale ad un livello molto più alto rispetto alle interferenze. E’ possibile usare i normali cavi coassiali sbilanciati per i segnali di potenza ma questi avranno una sezione dei conduttori troppo piccola per supportare grandi correnti quindi si riscalderanno più facilmente disperdendo energia. I cavi di potenza posso avere conduttori con sezioni anche di 4 mm2!

Connettori


Il primo connettore di cui vogliamo parlare è quello più usato da noi DJ ovvero il Pin Jack o RCA.

Esso viene adoperato per cavi sbilanciati ed esclusivamente per segnali di linea (eccetto per i segnali phono). Solitamente lo si vede come in foto ovvero composto da due cavi uniti tra di loro essendo usato principalmente per dispositivi hi-fi, e consumer in generale, con segnali stereo!

L’alternativa sbilanciata più usata è il connettore Jack TS. Esso viene adoperato su linee sbilanciate ma viene utilizzato anche per segnali microfonici. Non è raro vederlo anche abbinato a cavi di potenza in sistemi non molto potenti.
Esiste anche la versione per connessioni bilanciate chiamata Jack TRS (Tip Ring Sleeve) che, come si vede in foto, si distingue dal tipo TS per la presenza di 3 punti di contatto anzichè 2. Spesso lo si sente chiamare Jack stereo perchè è possibile usarlo per trasportare segnali stereo (sbilanciati) come succede ad esempio per le cuffie. Oltre al formato tradizionale da 1/4 di pollice (in foto) esiste anche di dimensioni minori ovvero 1/8 di pollice ed è usato su dispositivi dove non c’è spazio per montare connettori jack tradizionali come lettori mp3, pc o cuffiette.

Il connettore bilanciato per eccellenza è il Cannon o XLR. Può essere utilizzato sia per segnali microfonici che per segnali di linea ed è il connettore con la miglior robustezza ed affidabilità della connessione! Inoltre con questo tipo di connettori è possibile individuare un senso di percorrenza. Quando il cannon è maschio vuol dire che proviene da una sorgente e che deve trasmettere il segnale in un dispositivo ricevente che avrà quindi il connettore femmina. Essendo di dimensioni generose spesso non li si trova su dispositivi piccoli come schede audio o mixer da pochi canali in cui si preferisce usare connessioni TRS.

Per quanto riguarda i cavi di potenza spesso, sopratutto in sistemi casalinghi o di basso wattaggio, essi si presentano senza connettori. Su amplificatori e diffusori sono di solito montati dei morsetti in cui avvitare o bloccare i cavi con i conduttori scoperti! Per sistemi più complessi e potenti invece si utilizzano i connettori Speakon che offrono una connessione sicura e salda mediante delle guide che permettono di “avvitare” e bloccare il connettore maschio all’interno della femmina. Esistono anche cavi di potenza e connettori speakon a 4 o a 8 poli per sistemi bi, tri o quadriamplificati, ma sono usati sopratutto nell’ambito di installazioni molto grandi e complesse!

Tutti questi cavi e connettori appartengono al mondo analogico ma noi DJ possiamo incontrare anche un altro tipo di connessione che è digitale: la S/PDIF (Sony Philips Digital Interface Format). Essa viene impiegata per collegare dispositivi digitali come i lettori cd a mixer digitali. A vederlo sembra un normale cavo coassiale con un connettore RCA arancione. In realtà si differenzia da questo per l’impedenza caratteristiche dal cavo che è di 75Ω.

Esistono molti altri tipi di cavi e connettori, ma per noi DJ è sufficiente conoscere almeno questi pochi.
Se volete approfondire il discorso su cavi e connettori, noi del forum ne stiamo parlando in questo thread.

Prima di salutarvi vi segnalo questo video (in inglese) in cui vi spiegano come arrotolare per bene i cavi garantendogli una lunga vita ma sopratutto…… niente nodi quando andrete a svolgerli!

AUTHOR: BICH

[Recensione] Image-Line: FL Studio 9 Signature Bundle

Author: Webdeejay  //  Category: Reviews, Softwares


 Powered by Max Banner Ads 

Webdeejay e Djmag.it sono lieti di proporvi oggi la recensione di FL Studio 9 Signature Bundle. Questa volta la recensione è stata scritta in maniera congiunta dai vostri Dj Altered Ego e Bich.

Naturalmente prima di iniziare ci preme di ringraziare la Image-Line per averci fornito il software completo

Crediamo sia bene cominciare dall’inizio e dare un opportuna presentazione a questo Software. Il software fruity loops nasce come un progetto aperto, infatti, comincia ad essere venduto solo dalla sua seconda edizione che venne lanciata nell’ormai lontano 1999. Uno delle scelte principali di mercato della compagnia dietro questo software, la Image-Line, è stata sempre quello di voler fornire gli updates in maniera totalmente gratuita. Questo cosa vuol dire? che chi comprò la versione Fruity Loops 2 oltre 10 anni fà, si ritrova ora ad avere fruity loops 9 senza dover spendere ulteriore denaro. La filosofia dietro questa strategia di mercato risiede nel fatto di non voler far pagare agli eventuali compratori, bug fixes e piccoli cambiamenti di volta in volta. Viene dunque da chiedersi, come possa una compagnia tirare avanti e rimanere a galla con questa metodologia; è semplice, all’interno di ogni versione di fruity loops vengono installati molti plug-ins e simili in versione demo. La Image-Line riesce dunque a non andare in negativo in termini di guadagni, grazie a queste versioni Demo, la quale vengono poi spesso comprate direttamente dai felici possessori del software. Il software di per se viene spesso erroneamente bollato come una Daw per un pubblico non esattamente professionale,   o comunque per chiunque abbia bisogno di cominciare ad addentrarsi nel mondo del producer.  Per accontare tutte le tasche, FL Studio viene distribuito in varie versioni, alcune più “leggere” come quelle “Express”  e “Fruity Edtion” ed altre decisamente più “massicce”, come la versione “Producer” . Tuttavia, oggi non andremo a recensire nessuna di queste versioni ma ci concentreremo sulla versione” Signature Bundle”, ovvero il pacchetto “finale”, o anche come viene più comunemente chiamata, la versione “XXL”, la quale viene venduta ad un prezzo di 349 Euro -versione “boxed”-  quì in Italia.

Purtoppo non mi è stato possibile recensire la confezione del prodotto visto che la versione a me fornita è stata quella scaricabile. Tuttavia è bene ricordare che  anche comprando la versione scaricabile della signature bundle, avrete accesso al download dei manuali…che come al solito sono stati tradotti in molte lingue…tranne l’Italiano. Devo comunque fare i miei complimenti più vivi alla Image-Line per come sono stati creati i manuali in questione; personalmente non ho mai visto un libretto delle istruzioni così ben curato ed estensivo nel spiegarvi ogni singola funzione del software. 88 pagine corredate di immaggini, spiegazioni tecniche anche generali per chi si avvicina alla prima volta a questo mondo e davvero tantissimi tips e tricks oltre che riferimenti su dove trovare altre guide e video tutorials riguardanti il programma (la quale possono essere comodamente guardati una volta registrati). Questo è probabilmente dovuto al fatto che essendo FL studio un prodotto spesso comprato dai novelli producers, le linee e le e-mails adibite all’aiuto tecnico venivano spesso intasate da richieste di aiuto e simili cose e vi era dunque necessità di trovare un modo per ovviare al problema. Obbiettivo completamente riuscito a mio avviso…basta far tradurre l’intero manuale in Italiano o farsi aiutare dal buon vecchio dizionario…e vi assicuro che vi ritroverete in mano la “bibbia” di fruity loops.

Detto questo, andiamo per prima cosa ad analizzare cosa abbia di speciale questa versione rispetto alle altre. La signature bundle altro non è che la versione “Producer” -venduta in Italia a 189 euro, versione boxed- già equipaggiata con tutti quei plug-in  che hanno da sempre contraddistinto la Image-Line e FL studio in generale. Tuttavia, se avete già precedentemente comprato tali plug-ins e desideriate comprare questa versione di FL, è bene farvi sapere che ogni plug-in già acquistato vi verrà scalato dal prezzo finale.

Cominciamo dunque nel riportare la change-log per capire cosa sia stato migliorate dalle versioni precedenti:

-Revised Playlist with integrated ‘Play’ button, new Clip Track features incl. track naming, muting, clip grouping & icons.
-Mixer insert tracks 99 (increased from 64) and ‘Track Send’ switches now have a ‘Sidechaining‘ function for multi-input plugins.   Multithreaded FX processing CPU option.
-Piano roll ‘Riff Machine’ automated sequence generator tool and ‘note grouping’ feature.
-Step sequencer now with integrated Play button for improved workflow.
-Multiple controller support, independent instrument channels can be simultaneously played by separate controllers.
-Volatile links allow hardware control of last touched GUI object. Improved linking options & functions.
-Multi-Core CPU improved multithreaded generator & multithreaded effects processing. Unleash the power of the latest generation multi-core processors.
-SimSynth Live, DrumSynth Live, DX-10, WASP and WASP XT are 5 synthesizers that are now included in FL Studio (not in Express) to broaden your musical palette
-Ogun (demo) & Autogun (free) additive metal simulation synthesizers. Autogun includes over 4 billion presets!
-Gross Beat real-time, audio-stream playback, pitch, position and volume manipulation effect (demo).
-Stereo Shaper Mid / Side stereo processing (free).
-Vocodex advanced vocoder (free with Producer Edition).
-Revised plugins include Fruity Limiter with sidechaining, Wavecandy new mastering meter modes Fruity Reeverb 2 Mid/Side processing. Edison & Slicex new export regions and noise reduction function.
-Loop recording Audio Clips are now muted instead of the associated Channel for improved workflow.
-Browser now provides access to Windows file-browser (right-click on files). File-name helper displays names past browser edge on mouse-over. The Plugin Database shows plugins by category. Dragging plugin presets onto Mixer insert tracks links the plugin to that track.
-Wrapper completely revised for improved compatibility inc., multi-input/output plugins & ‘aligned tick lengths’.
-Time log in project settings shows time spent working on a project. Time is money, now you can count it!

Come possiamo subito notare i cambiamenti avvenuti, i miglioramenti, e le aggiunte sono state molte. L’ aggiunta di 5 ulteriori synths ci mette ora a disposizone un ancor più ampia “tavolozza” di suoni musicali con la quale sperimentare. L’espansione che il mixer ha subito, il quale può ora arrivare ad avere fino a 99 inserted tracks, e le nuove features che permetteranno al producer di sfruttare a massimo la potenza di Cpu-Multicore e di utilizzare più di un controller simultaneamente rendono subito chiaro il concetto che si ha tra le mani uno “strumento” di produzione potente, preciso e all’avanguardia tecnologicamente parlando. Alcune nuove aggiunte come il pulsante “play” all’interno del stepsequencer, una sezione “playlist” potenziata, ed un browser, ora migliorato è piu inutitivo, rendono il workflow generale ancora più veloce ed intuitivo.

Andiamo invece ora ad analizzare i contenuti “chiave” di questo signature bundle…quei “tools” che a nostro avviso giustificano il voler comprare questo bundle e che lo differenziano  dalle versioni Producer e  minori.

Sytrus

 

Key features:

-6 independent operators with total freedom on oscillator shaping
-FM, RM, subtractive synthesis
-Multipoint articulation with unique arpeggiator system
-Fully controllable & automatable unison
-Effects: 13 filter types, 3 band Parametric EQ, Phaser, Chorus, Filters
-X/Y modulation control
-Up to 64x oversampling (for high-quality FM synthesis)

Non possiamo che cominciare da Sytrus, forse il più importante di tutti gli strumenti inclusi nel bundle. Sytrus altro non è che uno dei più potenti e versatili sintetizezzatori presenti in Fruity Loops. Con oltre 500 presets di suoni di altà qualità già disponibili fin dalla prima installazione, Sytrus riesce a soddisfare i palati di qualsiasi producer e si dimostra essere valido per la creazione di qualsiasi genere musicale.  Questo plug-in vanta anche una notevole e potente sezione effetti, con ben 3 unità filtro indipendenti concatenabili contenenti ognuno una ampià varietà di filtri (13),ed ognuno con 5 settings disponibili di “cutoff slope” ed un integrato waveshaper.

SoundFont Player

Fruity SoundFont Player si rivela essere un altro ottimo alleato. Questo tool altro non è che un potente ed avanzato campionatore il quale una volta sbloccato potrà caricare e lavorare su tutti gli strumenti SoundFont2,drumkits o collezioni. Questo vi garantirà accesso ad una notevole quantità di librerie  di samples soundfont che potranno essere tranquillamente trovate online.

Maximus

Key features:

- 3 independent user-definable Low Mid High (LMH) frequency bands.
-Custom look-ahead for the LMH bands and Master compression envelopes.
-4 compressors/limiter: One per LMH band plus a Master wide band compressor/limiter.
-Each compressor has an infinitely variable, multipoint compression curve. Create any shaped knee or special effects (limiting, compression, gating or expansion)
- Fully configurable. Any of the LMH or Master compressors can be bypassed to configure Maximus to suit any compression task
-Two saturation types per LMH & Master bands, with independent gain
-Mixing between the frequency dependent compressors and the master, perfect for parallel & NY-style compression
-4 Independent stereo separation control per band

Maximus è forse uno dei contenuti più importanti di questa versione bundle. Maximus è infatti un ottimo plug-in per il controllo della dinamica che vi permetterà di gestire il mastering finale delle vostre crezioni regalandovi precise regolazioni dei picchi e dei volumi senza mai “colorare” il suono processato. Naturalmente, se usato in maniera adeguata, vi permettrà inoltre di aumentare il volume generale di una traccia senza creare distorsioni, questo risulterà particolarmente utile ed efficare se si vorranno enfatizzare alcune parti di un traccia che possono non rendere al massimo. Come se non bastasse, è bene ricordare che Maximus non  è solo un Mastering Maximizer , ma potrà essere anche usato come compressore, limiter, Noise Gate, Expander, Ducker e De-esser, dandovi dunque la possibilità di dare quel suono “professionale” e “finito” che le vostre creazioni meritano.

Hardcore

Hardcore è invece una collezione di 10 effetti “classici” pensati specialmente per chitarristi…ma siamo sicuri che riuscirà a soddisfare anche semplicemente tutti coloro che sono sempre alla ricerca di effetti e suoni nuovi.

I 10 effetti presenti sono:

-Distortion
-Chorus
-Flanger
-Phaser
-Reverb
-Delay
-Noise Gate
-Equalizer
-Compression
-Modulator

Tuttavia Hardcore è molto di più ed infatti racchiude in sè un equalizzatore grafico a 8 bande e 5 simulazioni di cabinet classici.

Video Player

Questo Plug-in lavora su tutti i formati video nativi di Windows (.WMV, .AVI, .SWF, etc) e vi permetterà di gestire filmati e sincronizzarli alle vostre produzioni. Questo si rivela essere particolarmente utile se si stà lavorando alla creazione di un Video musicale o di una colonna sonora e vi è il bisogno di poter relazionare perfettamente le immagini con i contenuti audio. Tuttavia, è bene ricordare che VideoPlayer non è anche uno strumento di Video rendering e dunque non sarà possibile esportare le proprie creazioni. Sarà possibile tuttavia “rippare” files audio da filmati per poi utilizzarli a piacimento all’interno di FL Studio.

Ora che abbiamo presentato e descritto i contenuti aggiuntivi di questo bundle, possiamo infine passare al programma vero e proprio; ovviamente non potendo descrivere a pieno tutte le complesse funzionalità che un Daw di questo calibro può avere, non basterebbero 100 articoli e volendo questa essere una recensione e non un Tutorial ci limiteremo a descrivere le funzioni chiave e l’impostazione generale del software…

Dopo un processo di acquisizione e di registrazione abbastanza confusionario e pesante -ma purtroppo necessario visto l’alto tasso di contraffazione che questo software sfortunatamente si ritrova ad avere- e dopo un installazione piuttosto “corpulenta” saremo pronti finalmente ad avviare il programma. Dopo una breve versione demo di una canzone già arrangiata e finita, utilizzata per dimostrare le capacità effettive e per far “sentire” e mettere in mostra i muscoli di questo software, ci ritroveremo davanti la tanto agognata schermata iniziale.

La schermata principale

Possiamo subito vedere come l’interfaccia grafica del programma risulti leggermente più “acida” e meno “asettica” rispetto ad altri Daw. Questo dettaglio potrebbe far storcere il naso a tutti quei producers abituati ad un esperienza visiva meno aggressiva, mentre altri apprezzeranno il chiaro messaggio che questo software lancia che è quello di volersi distinguere dalla massa.  Il software riesce a non affaticare la mente e gli occhi nelle lunghe sessioni di produzione, questo è soprattutto grazie alla scelta di colori abbastanza sobri e spenti che contraddistingue il programma. Tuttavia, non si può far a meno di notare come come il tutto, ed in generale il workflow complessivo, risulti essere abbastanza “compresso”; le icone ed i comandi principali si rivelano a nostro avviso essere troppo vicine le une alle altre e piccole di dimensioni, questo può sembrar a prima vista un dettaglio non di primo piano…ma per il producer che spende ore davanti a uno schermo, questo si traduce nel dover esser sempre concentrato nel puntare il mouse in maniera giusta…cosa che alla lunga può diventare pesante.

La Toolbar

In alto possiamo subito trovare l’onnipresente “Tool Bar”. Partendo da sinistra troviamo il pannello principale del software, da dove potremo gestire tutti i parametri avanzati, regolare il volume ed il pitch principale ed avere sempre ben presente cosa stia accadendo all’interno di Fruity Loops grazie ai feedback visivi e alle icone della barra dei suggerimenti. Proseguendo verso destra troviamo il pannello adibito a gestire tutti i principali comandi di trasporto come play, pause, record, e naturalmente potremo gestire i vari parametri e settaggi riguardanti il bpm e vari funzioni coorrelate come il “tap tempo”. Proseguendo il nostro cammino troviamo i classici pannelli di output e cpu monitoring, sempre utili e pronti a ricordarci di non “strafare”…in tutti i sensi. Per concludere troviamo il pannello adibito ai vari comandi utili per il recording -come il metronome, loop recording e global snap selector- ed il pannello delle shortcut che vi permetterà di attivare prontamente e senza troppi giri tutte le funzioni principali come il mixer, piano roll, playlist,step sequencer,save as, undo, one-click recording etc etc. L’intera toolbar si rivela essere efficiente e progettata in maniera più che egregia, tuttavia non è possibile non pensare che alcune sezioni come quella adibita al recording avrebbero dovuto avere icone attivabili decisamente più grandi, visibili ed intuitive.

Il Browser

Alla sinistra della nostra schermata troviamo il File Browser, il quale ci garantisce accesso a tutte   le librerie di samples, presets oltre che ovviamente ai nostri progetti salvati “in corso”. Grazie alla finestra del browser potremo editare a nostro piacimento le cartelle. Diversamente dalle altre DAW però questa sezione non serve soltanto a cercare files ma può gestire anche i preset dei plug-in, del mixer, i singoli parametri di effetti e strumenti, le automazioni, i controlli remoti, e la storia delle azioni! Il Browser più potente mai visto su una DAW!

Step sequencer/Channel window

Al centro troveremo la finestra più importante del programma che è rimasta pressochè invariata dalle prime versioni che è lo step sequencer/channel window. In questa finestra è possibile visualizzare tutti i canali usati per gli strumenti del nostro progetto. Questa si mostra come uno step-sequencer che ci permette di programmare al volo semplici pattern per poter sentire subito suonare il nostro loop su cui andremo a costruire la nostra hit! In ogni canale è possibile inserire uno strumento o anche soltanto un campione audio.Oltre a programmare semplici pattern ritmici è possibile anche inserire note, programmare velocity e alcune automazioni e si potrà aggiungere swing al groove del loop creato. Notevole è anche la possibilità di categorizzare i canali e di poter quindi filtrarli per visualizzare ad esempio solo gli strumenti ritmici o le voci! E’ possibile anche assegnare colori diversi ai vari canali.

Cliccando su uno dei pulsanti dei canali è possibile accedere alla interfaccia dei plug-in e alla finestra dei Channel Settings dove è possibile configurare tutte le opzioni relative ad un canale. Se in un canale abbiamo caricato un samples audio troveremo tutti i controlli che si possono trovare in un campionatore, se invece stiamo usando un canale per un plug-in chiaramente non vedremo parametri come ADSR o time stretching! Da questa finestra è possibile gestire anche gli effetti midi come l’arpeggiatore, la trasposizione, la polifonia, ecc. In alto a destra troviamo un controllo molto importante etichettato FX. Questo serve per assegnare lo strumento ad uno dei canali del mixer di fruity loops!

Il Mixer

Il mixer consta di 99 insert (termine usato per differenziarli dai channels) di un master e di 4 mandate. Queste tracce non sono strettamente legate ai channels permettendo quindi sia di usare una traccia del mixer per un solo strumento, sia di raggruppare più channels in un solo insert del mixer, sarà possibile regolare i singoli volumi dei singoli strumenti direttamente nella channel window in cui sono presenti i controlli di pan e volume. Praticamente è possibile anche fare un mix senza passare dal mixer, assegnando tutti i canali al master e gestendo i livelli dalla channel window, ma perderemmo la possibilità di inserire effetti. Per ogni canale del mixer sono disponibili 8 slot per inserire effetti (con controllo dry/wet per ogni slot),pan, inversione di fase, inversione della stereofonia, controllo dell’apertura stereofonica, equalizzatore parametrico a 3 bande e controllo del ritardo (selezionabile tra pre e post mandate). Per creare routing più complessi è possibile mandare ogni traccia verso un altra in vari modi, come semplice mandata, con routing diretto (disabilitando il routing verso il master), sidechain (per i plug-in che lo supportano).

La Playlist

La playlist è il sequencer generale del nostro brano dove possiamo stendere la struttura del nostro progetto. Nelle prime versioni era presente solo la sezione inferiore che era legata ai singoli pattern creati nello step sequencer. Nelle ultime versioni è stata aggiunta una sezione superiore multiuso. Diversamente da altre DAW, le varie tracce non sono legate ai singoli canali, servono soltanto per “appoggiarci” gli eventi in sequenza temporale. Sulla stessa traccia è possibile trovare pattern assegnati a diversi canali. Oppure è possibile inserire un campione audio nello stesso spazio dedicato ad una sequenza midi di batteria e magari sempre nella stessa traccia è possibile trovare più avanti solo un automazione! Quest’architettura lascia molta libertà nella stesura dei pezzi e sopratutto rende visibile tutti gli eventi presenti senza dover scavare nei menù della traccia per cercare un’automazione! Si possono anche sovrapporre eventi di tipo diverso e tramite dei pulsanti è possibile portare in primo piano la tipologia scelta. Ovviamente sono presenti tutti i tools più utili per gestire questi eventi con i quali risulta facilissimo creare curve di automazione molto complesse o organizzare eventi e patterns.

Il Piano Roll

Il Piano Roll di Fl Studio,  grazie alla sua flessibilità e potenza, è sempre stato uno dei punti di forza principali di questo Daw. Infatti, grazie al Piano roll abbiamo la possibilità di creare e costruire tracce o canzoni, la quale complessità generale o struttura, non potrebbe essere riprodotta o creata tramite il solo  Stepsequencer. Il suo scopo principale altro non è che quello di mandare note e segnali contenenti automazioni, a tutti quegli strumenti plug-in associati ai canali del Piano roll stesso. Tutto questo potrà essere gestito manualmente tramite gli editing tools, o direttamente registrato tramite esecusione midi “live”, per poi essere editato o cambiato a piacimento. Il pitch delle note viene mostrato sull’asse verticale della griglia, mentre la lunghezza generale su quella verticale. Le note di per se vengono rappresentate come “barre” colorate orizontali, ed è possibile avere una preview del tono di quest’ultime cliccando direttamente sui tasti della preview keyboard, presente alla sinistra della schermata.

Rewire

RewireOvviamente non possiamo non menzionare il fatto che Fl studio supporti ed abbia disponibile la modalità Rewire. Questa funzionalità permette a strumenti, sequencers e Daw in generale, di connettersi tra di loro e condividere campioni audio e funzioni di trasporto. FL studio potrà essere utilizzato in Rewire sia come Host sia come Client. Quando in modalità Client, FL Studio invierà tutti i suoi output audio al Host, sincronizzandosi allo stesso tempo con tutti i controlli di trasporto principali di quest’ultimo e con la possibilità di inviare e ricevere Midi data direttamente dal ReWire Host. Ovviamente, il procedimento inverso avverrà in caso FL Studio venga sfruttato ed utilizzato come ReWire Host. Oltre a questo è possibile anche usare Fruity Loops come un plug-in Vsti  in altre DAW sfruttando le sue grandi qualità di campionatore!

Exporting

La finestra di export mostra tutte le opzioni selezionabili per l’esportazione del nostro lavoro. Si può scegliere ovviamente di esportare il nostro lavoro in formati audio compressi e non. Selezionando il formato WAV c’è la possibilità di esportare le singole tracce del mixer per magari lavorare al mix finale su un’altra DAW (molti software anche famosi non hanno questa possibilità se non dalle ultimissime versioni N.D.R.). Nel caso si stia utilizzando Fruity Loops per la creazione di singoli loop da utilizzare in altre situazioni è possibile “ACIDizzare” il file, ovvero verranno aggiunte le informazioni utili per effetuare il timestretching in applicazioni compatibili col formato ACID; è possibile anche scegliere che operazione eseguire per le code di reverberi e delay, scegliendo di lasciarle, tagliarle oppure piazzarle all’inizio del file! Unica nota negativa: non è possibile effetuare un export in real-time. Eventuali sorgenti esterne vanno registrate in audio prima di fare l’export!

Conclusione

Fruity Loops si è davvero evoluto nel corso delle versioni ed ora è diventato un software professionale completo dalla A alla Z! Ha tutto ciò che serve per creare loops, remix e interi brani partendo da 0! Ha tutti i plug-in più indispensabili, un editor audio potentissimo, routing flessibile, ma sopratutto un immediatezza senza paragoni e una grande apertura verso altri software  e ambienti grazie al Rewire, alla possibilità di usarlo come VSTi e alle potenzialità della fase di export!

[Tutorial] Scegliere il nostro impianto di amplificazione

Author: admin  //  Category: Apparecchiature, Tutorials


 Powered by Max Banner Ads 

Abbiamo comprato la nostra consolle, sappiamo collegarla ed usarla (grazie anche ai video tutorial di Webdeejay,di Ellaskins,), abbiamo perso le ore ad allenarci nella nostra stanzetta, è arrivato il momento di uscire allo scoperto e di far ballare un bel pò di gente investendole di volume……. Volume???? Dubito che il sistemino 2.1 che usiamo nella nostra stanzetta riesca a far saltare un centinaio di persone. E’ arrivato il momento di acquistare un bel paio di casse…. ma quali?
attive,passive,2 vie,3 vie,4 ohm,8 ohm,spl,rms,watt,volt,db…… che confusione!!!!!

Grazie a questa guida vogliamo prepararvi all’acquisto del vostro impianto di amplificazione!

Attive o passive?
Riteniamo che questo debba essere il primo criterio di scelta!
Tutti gli altoparlanti hanno bisogno di un amplificazione per avere energia a sufficienza per poter generare un adeguato volume sonoro. Questa amplificazione viene effettuata da un circuito di amplificazione che per funzionare necessita chiaramente di alimentazione elettrica. In un sistema con casse passive l’amplificatore è un dispositivo a se stante che riceve in ingresso un segnale elettrico di bassa potenza (quello in uscita dal nostro mixer) e lo trasforma in un segnale ad alta potenza che va direttamente a pilotare i drivers delle nostre casse. Le casse attive, invece, integrano un amplificatore direttamente all’interno di esse! Uno dei vantaggi di un sistema attivo quindi è proprio la presenza di un dispositivo in meno; basta collegare le casse ad una sorgente audio ed alla rete elettrica e sono già operative. La presenza di questo amplificatore al loro interno, però, rende i diffusori notevolmente più pesanti di quelli passivi, sopratutto se questi sono molto potenti! Se si è alle prime armi è difficile capire quale amplificatore sia più adatto ai nostri diffusori passivi, ma vedremo più avanti quanto sia estremamente semplice!

Pro Attive: subito pronte appena uscite dalla confezione, non necessitano di altri dispositivi

Pro Passive: sono più leggere, i diffusori possono essere posizionati lontano da prese elettriche, è più semplice sostituire un pezzo.

Potenza (Watt) e volume (dB spl)

Uno dei parametri di cui si sente più parlare è la potenza del nostro impianto: il famoso Wattaggio!
Esso non sono altro che il valore della corrente assorbita dal nostro impianto e non ha una diretta relazione con la pressione sonora generata ovvero il volume!
Per valutare un impianto occorre sapere qual’è la sua efficienza. Più un sistema è efficiente più riesce a trasformare corrente (Watt) in volume che si calcola in dB spl.
I dB (deciBel) sono l’unità di misura del volume. Esistono vari tipo di dB ma in questo caso consideriamo i dB SPL (Sound Pressure Level) che servono appunto per esprimere valori di pressioni sonore. Purtroppo l’argomento è abbastanza ostico e ricco di variabili per cui tutti i numeri che leggerete saranno riferiti a casi puramente teorici…. e nonostante ciò, leggete, assumete tutto per vero e non chiedete spiegazioni, altrimenti bisogna tirar fuori le lauree in matematica e fisica!
Cosa importantissima da chiarire subito: le misure in db non sono lineari ma logaritmiche. Questo che vuol dire che 100 db non sono il doppio di 50db, con le misure in decibel, raddoppiare vuol dire aggiungere 3 dB. Se abbiamo quindi due casse identiche che generano 100db spl, insieme genereranno 103db spl!
Sulle schede tecniche di solito è indicato il valore della pressione sonora massima ad un metro. Raddoppiando la nostra distanza dalle casse si ha un decremento di 6dB spl, quindi andando per logica con le due casse di prima che generano 103 db ad un metro, a due metri (il doppio) il volume sarà di 96dB!
Di quanti dB spl possiamo aver bisogno quindi in una situazione reale? Ecco un esempio pratico su come calcolarli:
Supponiamo di avere a disposizione un locale di 20m*20m e che al centro della pista, a circa 8m dai diffusori, vogliamo avere circa 100dB di volume. La distanza tra punto di riferimento e diffusori si raddoppia tre volte rispetto alla distanza di 1 metro che è il nostro riferimento. Dobbiamo quindi aggiungere 3 volte 6 dB al volume desiderato: 6*3 + 100 = 118 dB spl; solitamente le casse sono due quindi sottraendo 3 db dal totale scopriremo che le nostre casse dovranno generare almeno 115dB spl/1m ciascuna!
Ovviamente parliamo di valori teorici, in pratica i risultati possono essere molto diversi dato che sono tante le variabili da tenere in considerazione!

Come relazionare potenza e volume?
Esiste un parametro chiamato sensibilità: esso esprime i dB spl generati ad 1 metro con 1 watt di potenza applicato ai diffusori. Chiaramente più è alta la sensibilità più un sistema risulta efficiente! Questo è il parametro più importante da tener presente nella scelta dei nostri diffusori! Vi diamo qualche numero per farvi capire quanto la sensibilità sia importante: un diffusore che ha una sensibilità di 86dB spl avrà bisogno di 2048 watt per generare 118 dB spl mentre un diffusore con 94 dB spl di sensibilità necessita di soli 256watt per generare la stessa pressione sonora!!!
Fate molta attenzione quindi nella scelta dei diffusori, soffermatevi a valutare più la sensibilità che la potenza!

Sistemi passivi:
Nel caso la nostra scelta ricada su un sistema di altoparlanti passivi occorre stabilire la giusta accoppiata casse – amplificatore.
Abbiamo già parlato di Watt ma bisogna specificare che ne esistono tanti tipi (proprio come i dB).
- Watt RMS (Root Mean Square): essi esprimono la potenza continua a cui un diffusore può essere sottoposto ovvero la potenza continua che genera l’amplificatore.
- Watt massimi (o program power): corrispondono alla potenza massima che il diffusore può supportare senza danneggiarsi. Sono il doppio dei watt RMS.
- Watt di picco (o peak power): sono la potenza a cui può arrivare il diffusore per brevissimi istanti, rischiando però danni agli altoparlanti. Sono il doppio dei watt massimi.
Occorre considerare sempre la potenza espressa in Watt rms anche se solitamente viene riportata quella massima (per gonfiare le schede tecniche).
L’abbinamento teoricamente giusto sarebbe quello “W casse = W ampli” ma per motivi puramente pratici è consigliabile avere un wattaggio degli amplificatori superiore a quello dei diffusori per essere sicuri di non stressare troppo i circuiti di amplificazione. Nel caso abbiate a disposizione un amplificatore meno potente delle casse, controllate che queste ultime abbiano un’ottima sensibilità così da non dover far lavorare per forza l’amplificatore al massimo!
La maggior parte degli amplificatori è a due canali quindi è possibile usarne uno per gestire un segnale stereo da mandare a due casse separate. Se su una scheda tecnica leggete che un amplificatore è da 1000w,senza altro specificato, ricordatevi di dividere la sua potenza per i due canali di ucita, quindi 500w ognuno!

Impedenza:
Essendo gli altoparlanti dei componenti elettrici, questi opporanno una certa resistenza al passaggio della corrente; questa resistenza viene definita “impedenza”. Solitamente i diffusori per uso casalingo o professionale hanno un impedenza di 8Ω (Ohm) mentre quelle per uso automobilistico hanno un impedenza di 4Ω. Per il miglior rendimento elettrico l’impedenza deve essere la stessa tra ampli e cassa, ma essendo un valore generico e molto variabile a seconda della frequenza (può essere anche molto basso per le basse frequenze), è bene scegliere un amplificatore che riesca a generare abbastanza potenza su carichi più difficili (più bassi). Un esempio di ottimo amplificatore è quello che genera 300W a 8Ω, 600W a 4Ω e 1000/1200W a 2Ω. Con i sistemi passivi è possibile anche collegare insieme due casse sullo stesso canale di un amplificatore, chiaramente queste si divideranno la potenza totale ma bisogna prestare attenzione alla loro impedenza totale! Due casse da 4Ω collegate in serie risulteranno come un’unica cassa da 8Ω, ma se queste vengono collegate in parallelo, la loro impedenza totale risulterà di 2Ω!
Le formule per calcolare l’impedenza (Z) totale di N casse sono queste due:
Serie:

Parallelo:

Crossover e numero di vie:
Una cassa monovia è un diffusore con un solo altoparlante che riproduce l’intero range di frequenze del segnale audio. Un cono troppo grande però può avere difficoltà a riprodurre alte frequenze, oppure se esso è troppo piccolo non sposterà abbastanza aria per dare volume alle basse frequenze. Per questi motivi si usa separare lo spettro audio in vari blocchi ed inviare questi blocchi ad altoparlanti diversi. La maggioranza delle casse sono a 2 vie ovvero avranno un altoparlante definito tweeter molto piccolo che riprodurrà le frequenze dai 2000Hz circa in su, mentre avranno un altro altoparlante molto grande dedicato alle frequenze più basse. Per dividere il segnale audio in abbastanza blocchi esiste un dispositivo chiamato crossover. Verrebbe da pensare che più vie abbia un altoparlante e meglio è ma in realtà non è proprio così.  Avere più altoparlanti che riproducono lo stesso segnale crea degli sfasamenti per via della distanza (anche se minima) che hanno tra di loro, inoltre c’è bisogno di un crossover molto complesso e ben progettato per gestire il tutto pena ulteriori sfasamenti del segnale, e questo fa lievitare di molto i costi. Comunque sia non è difficile incontrare altoparlanti a 3 o 4 vie.

Altri parametri:
Slew rate: è la velocità con cui un amplificatore segue le variazioni del segnale, si esprime in volts/ms. Più è alto questo valore più l’amplificatore riesce ad essere fedele al segnale originale ad alti volumi! Purtroppo è un parametro che non sempre viene dichiarato.
THD (Total Harmonic Distortion): questo valore indica la distorsione che l’amplificatore induce al segnale originale. Minore sarà questo valore e maggiore sarà la qualità audio risultante, l’importante è non andare oltre l’1%.

Nonostante tutti questi numeri e simboli strani, l’argomento è molto semplice! Nel caso vi siano rimasti dubbi, non vi siano chiari dei punti o magari intendete approfondire l’argomento, vi invitiamo al thread che ha fatto nascere questo articolo. Ringraziamo tutti gli utenti del forum che mettono a loro disposizione le loro conoscenze per aiutare i loro colleghi Dj con meno esperienza!

Grazie Ragazzi!

Author: BICH

?>